Caos certificazioni uniche per locazioni turistiche
- Walter Pittini

- 7 giu 2025
- Tempo di lettura: 3 min
A meno di 30 giorni dalla scadenza fiscale, locatori e gestori affrontano ritardi e errori nei documenti fiscali da portali come Airbnb e Booking.

È caos certificazioni uniche per i redditi prodotti dalle locazioni turistiche nel 2024: a meno di 30 giorni dalla scadenza per il pagamento delle imposte si riscontrano casi di locatori e gestori impossibilitati nella predisposizione della dichiarazione dei redditi perché ancora in attesa del documento fiscale attestante gli incassi e le ritenute trattenute dai portali come Airbnb e booking.
In altri casi invece i documenti inviati dai citati intermediari presentano errori nella quantificazioni dei redditi e delle ritenute o nei i giorni di avvenuta locazione dell’immobile. Altra fattispecie riguarda invece le “improprie intestazioni” delle certificazioni che vengono rilasciate non al proprietario dell’immobile e titolare delle “licenze” amministrative ma al soggetto, diverso dal proprietario, che si è registrato come host sui portali. In quest’ultimo caso l’errore è generato proprio dalla non corretta registrazione effettuata dai contribuenti e l’intestazione “sbagliata” effettuata dei portali è una conseguenza di questo non corretto input. Per chi presenta il modello 730 e si attende un rimborso già in luglio, il termine è ancora più vicino, fissato al 20 giugno.
La regolarizzazione delle ritenute di Booking
CU ancora in attesa. Lo stallo dell’invio delle certificazioni nasce dall’attività di regolarizzazione delle ritenute 2024 non trattenute da Booking. Il portale olandese sta portando avanti da ormai 5 mesi una operazione di regolarizzazione di recupero e versamento tardivo nel 2025 delle ritenute 2024 dai suoi host, molti dei quali non erano capienti in un periodo di bassa stagione, o non erano disponibili a pagare in unica soluzione all’OTA (online travel agency) l'intero saldo 2024 già a febbraio, primo termine proposto per il recupero delle ritenute omesse.
La situazione è in stallo ancora oggi quando le scadenze fiscali si avvicinano. Paradossalmente, alcune situazioni regolarizzate sono le più contestate dagli operatori, perché la cedolare secca arretrata è stata recuperata da Booking in automatico con uno strumento improprio, come il modulo Sepa (ex Rid), valido solo per i crediti commerciali (commissioni), in qualche caso azzerando i conti bancari dei locatori. Risultano inoltre improprie trattenute ad alcune tipologie di B&B o altre con attività svolta imprenditorialmente alle quali non si applica la tassazione al 21%.
Errata intestazione delle certificazioni uniche
Le errate intestazioni. In questo caso si tratta di un errore indotto dai contribuenti che in fase di registrazione sul portale dell’intermediario (es. Airbnb o booking) hanno “iscritto” un soggetto diverso dal proprietario dell’immobile e titolare delle eventuali abilitazioni amministrative necessarie per lo svolgimento dall’attività. La conseguenza è che i portali hanno emesso le certificazioni uniche, con redditi e ritenute, intestate ai soggetti registrati sui portali e non nei confronti dei contribuenti che invece devono dichiarare quanto incassato e pagare le eventuali imposte.
Come risolvere le problematiche di intestazione
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In questo caso le vie da percorrere sono due. La prima è la richiesta della correzione della certificazione unica, un risultato però difficile da ottenere soprattutto nei termini del 30 giugno, ovvero il giorno in cui si devono quantificare e versare le imposte per il 2024 e gli acconti per il 2025. La seconda strada invece consiste nel rispettare quanto previsto dal testo unico delle imposte sui redditi in coordinamento con quanto indicato anche dall’agenzia delle entrate nella circolare 24 del 2017, ovvero far dichiarare i redditi percepiti dal proprietario dell’immobile lasciando invece le ritenute in capo al soggetto iscritto sul portale che può eventualmente chiederle a rimborso, utilizzarle come credito in compensazione, o farsele liquidare dal datore di lavoro (o dall’ente pensionistico) presentando il modello 730.
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