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Mini cartelle, enti locali, Asl, ordini debitori di AdER

Coinvolti 7mila enti creditori, morosi per circa 80 milioni di euro. La riscossione non risparmia nemmeno ordini professionali e camere di commercio


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Corto circuito per lo stralcio delle mini cartelle per Asl, enti locali, ma anche ordini professionali, consorzi di bonifica, ASL e camere di commercio. La riscossione non risparmia nessuno, nemmeno gli enti creditori che in 7mila si trovano oggi debitori di AdER ( agenzia delle entrate- riscossione) per un totale di circa 80 milioni di euro, per le spese di recupero delle minicartelle azzerate nel 2012.


La Legge di Bilancio 2013 (L. 228/2012), ultimo provvedimento del Governo Monti, prevedeva all’art. 1, commi 527-529 bis l’annullamento automatico delle mini cartelle esattoriali: crediti fino a duemila euro, comprensivi di capitale, interessi e sanzioni, iscritti in ruoli esecutivi fino al 31/12/1999 e non riscossi entro il 30/6/2013. Lo scarico delle cartelle venne attuato più di due anni dopo, con DM del MEF del 15/6/2015. Restavano dovute dagli enti creditori e in molti casi restano dovute le spese per le procedure esecutive poste in essere per il tentato recupero dei crediti da parte dei numerosi agenti che costituivano il sistema della riscossione prima dell’unificazione sotto Equitalia e da luglio 2017 in Agenzia Entrate Riscossione. Le spese di riscossione delle mini cartelle stralciate vennero richieste nel 2015 da Equitalia agli enti creditori e prevedevano a partire da giugno 2016 il pagamento a condizioni di favore: dieci rate annuali senza interessi per le spese di riscossione sui ruoli erariali, e venti rate annuali senza interessi per ruoli non erariali. Il meccanismo di pagamento non prevedeva la compensazione con altre somme dovute dall’agente della riscossione verso gli enti, per cui i debiti sono ancora oggi esistenti.

Approssimandosi il termine decennale di decadenza dei debiti non riscossi, AdER ha emesso delle richieste di pagamento agli enti ancora debitori, che sono tenuti a versare le prime rate entro il 30 giugno. Le richieste di pagamento riguardano circa 7mila enti creditori: enti locali, ma anche ordini professionali, consorzi di bonifica, ASL e camere di commercio. Come in una nemesi fiscale, oggi molti enti creditori si trovano nella stessa situazione dei contribuenti quando viene notificato loro un debito antico ma valido, per il quale non è possibile risalire ai documenti giustificativi. Le lettere agli enti recano la formula standard di comunicare i pagamenti già avvenuti, probabilmente perché la situazione degli importi ancora da riscuotere non è semplice da ricostruire, data l’origine così datata dei crediti. Ancora più complesse sono le procedure di verifica del debito e di riconciliazione dei pagamenti da parte degli enti, dopo un periodo così lungo e per importi relativamente bassi.

Alcuni degli enti sono oggi estinti, accorpati, trasformati, e dopo dieci anni i referenti contabili per buona parte cambiati. In ogni caso, i crediti oggetto dell’operazione di recupero attuale rappresentano una partita di giro in quanto per buona parte rappresentano transazioni fra diverse amministrazioni pubbliche. Anche i successivi stralci, sebbene apparentemente gratuiti per gli enti creditori, non sono mai stati gratuiti per i contribuenti, in quanto apportano al bilancio dello Stato solo somme spese invano per recuperare somme non riscosse.



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